Torre Rufolo

COME SI ACCEDE: Percorrendo la strada provinciale Giovinazzo – Terlizzi, subito dopo il cavalcavia della S.S. 16 bis sulla sinistra si incontra il complesso.

DESCRIZIONE E CENNI STORICI: Masseria fortificata, cintata di mura, con torri angolari a due piani ed una serie di costruzioni a piano terra alcune delle quali con copertura a chiancarelle. Un portale d'ingresso, ci accoglie piuttosto basso in seguito al livello raggiunto dalla strada provinciale poi deviata e che oggi corre sul retro, ed in tutta la serietà di nobile decaduto che vanta ancora la sagoma caratteristica dell'arco medievale e la lavorazione delle pietre con gelosa precisione, ci introduce in un atrio rettangolare di circa m. 27 x 10. La prima impressione è quella di trovarci dinanzi ad una costruzione originariamente quadrata ed alta poco più di 10 metri: in tal senso parlano i locali divenuti ora seminterrati disposti sul fianco destro dell'ingresso e comunicanti tra loro attraverso una serie di arcate.
Una porta ci immette in un immenso androne (circa m. 27 x 7). Ad un angolo col primo salone si protende un secondo, sventrato però in varie parti (m. 31 x 7), ed è proprio in un angolo di esso che furono rinvenute delle ossa umane. Attraverso una porta entriamo nella profondità di una fuga di archi di circa 15 metri di diametro, dove molti indizi ci richiamano ai servizi comuni della famiglia: forno, cucina, deposito; questa è una costruzione aggiunta più tardi e termina nell'angolo della strada provinciale con resti di una torre e una cappelletta. Nella cappella è presente un affresco neo - bizantino del pittore "Z.T." raffigurante S. Nicola, S. Girolamo Dalmata e S. Leonardo di Francia ed è in fase di restauro. Su un architrave si legge un'iscrizione cerchiata "IHS". Sulla chiave di volta dell'ingresso principale, costituito da un arco ogivale, è scolpita una decorazione a motivi floreali. I Rufolo, nella seconda metà del XIII secolo fecero costruire sull'antica strada che da Giovinazzo porta a Terlizzi e alla Murgia di Bitonto, un notevole complesso agricolo comune in Puglia, cioè una "masseria fortificata".
Di grande interesse sono due straordinari ambienti, lamie con volte a botte che, per dimensioni ricordano le cattedrali gotiche. Vi è un grande vano aperto sull'area esterna cintata per "ingresso e deposito" dei fornitori nell'olivaia, cantine che potevano essere utilizzate come magazzino per olive e per l'olio. I due frantoi, dopo rifacimenti e restauri conservarono intatte le loro strutture e gran parte dei manufatti necessari per la produzione dell'olio, anche se, con il passare del tempo i pezzi mancanti sono stati sostituiti con altri in legno ed in ferro. Il suo fondatore Ruggero Rufolo, nobile di Ravello, si rifugiò a Giovinazzo per sfuggire alle lotte fra le fazioni della sua città. Ma presto si accorse che anche Giovinazzo aveva violente lotte fra la famiglia Spinelli e altri nobili cittadini, tanto che lo portò ad esclamare: «Tristo me che venni a far lomido alla perazzo se saglio o scendo tutto mi ci strazzo!». Per questo motivo costruì questo complesso lontano dalla città e cinto da mura.

Rif. Bibl.:
- F. ROSCINI, La Torre di Rufolo: nell'agro, nella storia e nelle leggende di Giovinazzo, Giovinazzo 1972.
- H. SCHAGER – SCHUCHARDT, Trappeti in Terra di Bari in età Sveva e Protoangioina, "Studi Bitontini", Centro studi e ricerche bitontine.
- «Il Nuovo Tocco del Bombaun – La voce di Giovinazzo», mensile indipendente, serigrafia Levante, Giovinazzo.



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